Destra e sinistra. Ragioni e significati di una distinzione polit

Destra e sinistra. Ragioni e significati di una distinzione polit
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Quarta edizione accresciuta
Parole chiave del nostro linguaggio politico, «destra» e «sinistra» stanno sperimentando una curiosa sorte e una contrastata fortuna. Mai come oggi, la tradizionale distinzione del campo politico viene da più parti contestata, come una contrapposizione che avrebbe ormai fatto il suo tempo e che non avrebbe più alcun senso. Mai come oggi, d’altro canto, la scena politica di gran parte del mondo occidentale – e quella italiana in particolare – è dominata dall’idea di una polarizzazione dello scontro tra due schieramenti contrapposti, che lottano accanitamente l’uno contro l’altro per conquistare la supremazia. Dunque, destra e sinistra esistono ancora? E se esistono ancora e tengono il campo, come si può sostenere che hanno perduto il loro significato? E se un significato ancora lo hanno, questo significato qual è? Il libro di Bobbio affronta la questione a partire dal suo più profondo nucleo teorico. L’essenza più intima della distinzione consiste nel diverso atteggiamento che le due parti – il popolo di destra e il popolo di sinistra – sistematicamente mostrano nei confronti dell’idea di eguaglianza. Naturalmente eguaglianza e diseguaglianza sono concetti relativi: né la sinistra pensa che gli uomini siano in tutto eguali, né la destra pensa che essi siano in tutto diseguali. Ma coloro che si proclamano di sinistra danno maggiore importanza, nella loro condotta morale e nella loro iniziativa politica, a ciò che rende gli uomini eguali, o ai modi di ridurre le diseguaglianze; mentre coloro che si proclamano di destra sono convinti che le diseguaglianze siano ineliminabili e che non se ne debba neanche auspicare necessariamente la soppressione. Il rigore della trattazione dà conto, secondo il classico procedimento dell’autore, delle «ragioni» di entrambi i campi: «non mi domando chi ha ragione e chi ha torto, perché non credo sia di qualche utilità confondere il giudizio storico con le mie opinioni personali. Anche se non faccio mistero, alla fine, di quale sia la mia parte».
Parole chiave del nostro linguaggio politico, «destra» e «sinistra» stanno sperimentando una curiosa sorte e una contrastata fortuna. Mai come oggi, la tradizionale distinzione del campo politico viene da più parti contestata, come una contrapposizione che avrebbe ormai fatto il suo tempo e che non avrebbe più alcun senso. Mai come oggi, d’altro canto, la scena politica di gran parte del mondo occidentale – e quella italiana in particolare – è dominata dall’idea di una polarizzazione dello scontro tra due schieramenti contrapposti, che lottano accanitamente l’uno contro l’altro per conquistare la supremazia. Dunque, destra e sinistra esistono ancora? E se esistono ancora e tengono il campo, come si può sostenere che hanno perduto il loro significato? E se un significato ancora lo hanno, questo significato qual è? Il libro di Bobbio affronta la questione a partire dal suo più profondo nucleo teorico. L’essenza più intima della distinzione consiste nel diverso atteggiamento che le due parti – il popolo di destra e il popolo di sinistra – sistematicamente mostrano nei confronti dell’idea di eguaglianza. Naturalmente eguaglianza e diseguaglianza sono concetti relativi: né la sinistra pensa che gli uomini siano in tutto eguali, né la destra pensa che essi siano in tutto diseguali. Ma coloro che si proclamano di sinistra danno maggiore importanza, nella loro condotta morale e nella loro iniziativa politica, a ciò che rende gli uomini eguali, o ai modi di ridurre le diseguaglianze; mentre coloro che si proclamano di destra sono convinti che le diseguaglianze siano ineliminabili e che non se ne debba neanche auspicare necessariamente la soppressione. Il rigore della trattazione dà conto, secondo il classico procedimento dell’autore, delle «ragioni» di entrambi i campi: «non mi domando chi ha ragione e chi ha torto, perché non credo sia di qualche utilità confondere il giudizio storico con le mie opinioni personali. Anche se non faccio mistero, alla fine, di quale sia la mia parte».