Due città

Due città
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Le due città sono, come dice l´autrice, Napoli, dove è nata, e Roma, dove sono cresciuti i suoi figli. A suo parere, mentre il centro storico di Roma è stato defraudato del suo aspetto originale diventando uno shopping center, quello di Napoli (malgrado le vie degli alberghi lungo mare) ha conservato, a lungo, il suo carattere di "quartiere piccoloborghese dove la presenza di una grande università, e il tribunale di Castel Capuano, trattenevano ancora negli antichi palazzi una minoranza di alta borghesia e di intellettuali e professionisti". Così Napoli restava "una città ricca di fascino e di mistero".
L´autrice ha ricordi piuttosto esigui dell´alta società, ossia della classe napoletana ancora non dissanguata dalle emigrazioni. Ricorda il circolo del tennis, che nel novecento era stato "una roccaforte della gioventù dell´alta società napoletana". Iscriversi al tennis, scrive, era come vedersi ammessi e tollerati in una vastissima famiglia di cugini - delle "jeunes filles en fleur" bellissime e dei giovani alti, bruni, ignoranti ed eleganti; "la loro conversazione in cattivo italiano con un forte accento, non era meno ermetico ai non iniziati di quella delle ragazze evocate da Proust". Da piccola era stata condotta ad assistere a qualcuna delle loro recite di beneficenza, che consistevano in quadri viventi (da "Giulietta e Romeo" a "Carmen") oppure delle nove Muse, vestite in pepli rosa e celeste con lunghi e pesanti boccoli, che le sembravano bellissime.
L´autrice ha ricordi piuttosto esigui dell´alta società, ossia della classe napoletana ancora non dissanguata dalle emigrazioni. Ricorda il circolo del tennis, che nel novecento era stato "una roccaforte della gioventù dell´alta società napoletana". Iscriversi al tennis, scrive, era come vedersi ammessi e tollerati in una vastissima famiglia di cugini - delle "jeunes filles en fleur" bellissime e dei giovani alti, bruni, ignoranti ed eleganti; "la loro conversazione in cattivo italiano con un forte accento, non era meno ermetico ai non iniziati di quella delle ragazze evocate da Proust". Da piccola era stata condotta ad assistere a qualcuna delle loro recite di beneficenza, che consistevano in quadri viventi (da "Giulietta e Romeo" a "Carmen") oppure delle nove Muse, vestite in pepli rosa e celeste con lunghi e pesanti boccoli, che le sembravano bellissime.